L’Ateneo alla 61ª Biennale d’Arte di Venezia

L’Università di Padova partecipa alla 61ª Biennale d’Arte contribuendo alle opere dei padiglioni di Canada e Argentina, grazie al Centro di Sonologia Computazionale e all’Orto botanico.
DALL’ORTO DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA AI GIARDINI DI VENEZIA
In occasione della Biennale in corso, l’Orto Botanico dell’Università di Padova ha collaborato con l’artista Abbas Akhavan per un’installazione che riflette sul rapporto tra uomo, natura e colonialismo.
Protagonista indiscussa di questa edizione è la Victoria cruziana, la maestosa ninfea sudamericana dalle foglie giganti, che dal silenzio dell’Orto Botanico di Padova è approdata al Padiglione del Canada a Venezia.
Il progetto nasce da un invito prestigioso, quello della National Gallery of Canada, su suggerimento dei prestigiosi Royal Botanic Gardens di Kew (Londra), che ha scelto l’Orto Botanico dell’Università di Padova come “culla” ideale per far germogliare i semi della pianta. L’artista di origine iraniana Abbas Akhavan, guidato dalla curatrice Kim Nguyen, ha scelto questa specie come cuore pulsante della sua installazione site-specific, intitolata Entre chien et loup.
L’opera trasforma l’architettura del padiglione in una gigantesca Ward’s case, l’antenata dei moderni terrari che nel XIX secolo permetteva all’Impero Britannico di trasportare piante esotiche attraverso gli oceani. Con pareti di vetro che richiamano il Crystal Palace di Londra del 1851, il padiglione invita i visitatori a riflettere sul modo in cui l’uomo ha storicamente “confinato” e trasportato la natura.
Il lavoro dei giardinieri padovani è stato fondamentale. Dopo la germinazione in un ambiente caldo-umido controllato, a Padova, le piante sono state trasportate in Laguna all’interno di casse speciali progettate per garantirne la sopravvivenza. E proprio a Venezia la Victoria cruziana diventa un monito sulla fragilità e la forza degli ecosistemi che cerchiamo, da secoli, di addomesticare.
Oggi, all’interno del Padiglione Canada, la Victoria continua a crescere in una grande vasca dotata di luci fotosintetiche.



IL CENTRO DI SONOLOGIA COMPUTAZIONALE PER L’INSTALLAZIONE MONITOR YING YANG
Il CSC del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova partecipa alla Biennale Arte 2026 all’interno del Padiglione Argentino. Nello specifico, il team del CSC fornisce il contributo sonoro all’installazione site-specific Monitor Ying Yang dell’artista argentino Matías Duville.
L’installazione, allestita negli spazi dell’Arsenale di Venezia, trasforma il padiglione in un ambiente immersivo e attraversabile: oltre 20 tonnellate di sale bianco destinati a diventare superficie viva.
L’opera si presenta come un paesaggio fragile e primordiale insieme: uno spazio da attraversare, abitare e trasformare. Disegni a carbone emergono sul sale bianco, tracciando geografie instabili e mappe aperte che si offrono allo sguardo del visitatore.
All’interno di questo ecosistema visivo e materico, il CSC ha sviluppato l’intera dimensione sonora dell’installazione, progettando un sistema audio multicanale capace di generare in tempo reale un paesaggio acustico dinamico e in continua evoluzione.
Il coinvolgimento del Centro di Sonologia Computazionale nasce su invito del produttore creativo del Padiglione Argentino, Augusto Maurandi, che ha individuato nel Centro un interlocutore d’eccellenza internazionale nel campo dell’ingegneria del suono e delle tecnologie musicali avanzate. Il CSC, infatti, porta avanti la ricerca interdisciplinare tra musica e ingegneria da oltre sessant’anni, integrando negli ultimi anni anche nuovi ambiti come intelligenza artificiale, sound design e tecnologie immersive.
«Il contributo del Centro aggiunge una dimensione sonora immersiva all’opera, attraverso un sistema multicanale da noi progettato e realizzato capace di mappare in tempo reale i dati ambientali della città di Venezia — dalle condizioni atmosferiche ai principali indicatori della qualità dell’aria, come PM10, PM2.5, monossido di carbonio e ozono. Questi dati vengono tradotti in uno spazio sonoro dinamico, dal punto di vista armonico e timbrico», spiega Sergio Canazza, direttore del CSC.
I suoni generati dal sistema si intrecciano con il rumore dei passi dei visitatori sul sale, producendo un’esperienza acustica unica e irripetibile. L’ambiente sonoro cambia in relazione sia ai dati ambientali rilevati nella città lagunare sia alle interazioni del pubblico con l’opera. Armonie, timbri e spazializzazioni sonore che cambiano continuamente nel corso della giornata e della permanenza dell’opera.

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